giovedì 5 ottobre 2017

Vane Parole, ovvero la Filosofia dannosa


Durante le conferenze o, ancor più spesso, durante i webinar del martedì, prendo in considerazione autori, maestri, saggi e i loro insegnamenti. Leggiamo, commentiamo, rispondo alle vostre domande.
È una gran fatica. A volte alcuni autori o alcuni insegnamenti li elimino dalla potenziale scaletta alla quale lavoro. No, non perché non siano a mio parere validi, tutt’altro! 

Vedete, nel mondo della ricerca interiore, spirituale e - alzo il tiro - esoterica, ci sono Insegnamenti ed Esperienze. Anzi, ci sono solo Esperienze le quali, una volta verificato il risultato a cui conducono, diventano Insegnamenti se si sanno creare le condizioni per la loro condivisione: non si danno Insegnamenti, in verità, ma solo si fanno fare Esperienze dirette da cui trarre il proprio Insegnamento. In questo mondo esistono certamente degli assunti: conoscenze acquisite e verificate, affermazioni capaci di orientare, ipotesi che allargano il possibile, osservazioni… che vanno accolte. Ovvero ascoltate. E si devono far lavorare “dentro”. Parlarne, farne oggetto di filosofia o psicologia, significa non solo non averle capite, ma pure confondere gli altri e impedirne la comprensione reale. In ogni caso si esce dal mondo della spiritualità e della scoperta interiore, si esce dall’autenticità iniziatica per ingozzarsi di parole. E soffocare.

Ecco perché spesso, ad alcune richieste, dico no: di questo non si può chiacchierare. È troppo 
prezioso.

Quando vi capita per le mani qualcosa di autentico, diretto, forte, intenso e illuminante, non fatene oggetto di parole, dibattiti, recensioni o, peggio ancora, proseliti: così non capirete mai. Darete solo prova di non aver capito e di non capire. E, cosa più grave, non permetterete di capire. Non fate salotti filosofici: i salotti filosofici – quelli veri – erano contesti iniziatici dove si imparava soprattutto il Silenzio, e non circoli da intellettuali.

mercoledì 27 settembre 2017

Ecco di che stiamo parlando.


Il nostro interlocutore della nota precedente ci ha presentato un ragionamento del tutto logico, verificato quotidianamente osservando la media delle persone. In relazione a questo così ragionevole, pragmatico e sensato interlocutore, non mi verrà minimamente alla mente di convocare questioni che abbiano a che fare con domande o curiosità sul paranormale, sugli UFO, sui miracoli e compagnia bella, decisamente relegabili alla sfera dell’intrattenimento inessenziale.

No, qui la questione, per discorrere con il nostro amico, è più semplice, più diretta: quando si parla di ricerca spirituale o interiore o di realizzazione oppure di risveglio, ecco: di cosa stiamo parlando?(chiedeva il nostro più che concreto compagno di viaggio). 

Ecco di che stiamo parlando: ora mi spiego.

Tutto parte da una necessità, repentina e guizzante, forse persino “casuale”. La necessità di una “visione d’insieme” che dia senso globale e direzione coerente, leggibile, alla Vita e, in particolare, alla vita umana nella sua complessità. Qual è la visione ‘insieme? Qual è il senso di tutto questo? Puntualmente delusa, tale domanda di “visione d’insieme”, tale inquietudine viene solitamente tralasciata, come sedata, per preferire le più constatabili istanze del nostro amico pragmatico e concreto che nella vita ha capito cosa conta. Oppure, questa istanza apparentemente così astratta, costituisce l’inizio di una ricerca difficile e pretenziosa. Tale ricerca è quello che io chiamo “spiritualità”, ovvero ricerca di senso, ricerca interiore, ricerca etica dalle ampie vedute, sicuramente gli antichi la chiamerebbero filosofia (qualcosa di molto più denso di quella mediamente insegnata tra i banchi di scuola), una ricerca che diverrà presto la consapevolezza di una sorta di “sonno” della coscienza dal quale doversi risvegliare. 

Alla domanda di una visione d’insieme mancano risposte soddisfacenti, coerenti e sensate. E chi, a questo domanda, non riesce a rinunciare sa benissimo, quindi, di cosa stiamo parlando.

lunedì 25 settembre 2017

Non capisco di che stiamo parlando!



Va bene. Ricominciamo da capo. Ecco quello che oggi si può intendere come una vita felice e desiderabile.

Vado a scuola. Più o meno svogliatamente. Lì mi dicono chi sono, cosa devo fare (e cosa non devo fare), in cosa devo credere e come funzionano le cose nella vita. In qualche modo – sempre che non riesca a campare sulle spalle di mamma e papà – metto su casa. Trovo una donna, la mia donna (nell’esempio diciamo che sono maschio, ma si può traslare al femminile tranquillamente). La mia donna diventerà mia moglie, come si conviene. E con lei avrò i miei figli. E avrò il mio lavoro, ovviamente. Da solo, oppure come dipendente, sempre che non riesca in qualche modo a far finta di lavorare: che so magari dandomi alla politica. Comunque sia, prenderò il mio stipendio. La mia casa, la mia famiglia, il mio conto in banca, le mie cose. Che difenderò con le unghie e coi denti! Ho persino una certa cultura e se le cose vanno bene avrò anche i miei svaghi. Ecco tutto il mondo. Il mio mondo. Fino alla morte. Ciò che conosco, che imparo, che creo, ciò in cui credo, i miei sentimenti, insomma il senso di tutto si trova qui, dentro questo spazio. E, diciamolo, mi sento pure fortunato! Al giorno d’oggi questo è forse il meglio a cui si possa aspirare, con quello che si sente in tv! Certo c’è chi sta meglio: i potenti, i ricchi, i vip! Ma io sono così, normale: ho una vita normale, molto desiderabile tutto sommato. Ci saranno imprevisti, problemi, difficoltà, ma la vita è questo: gioie convenzionali e dolori convenzionali. Fino alla morte. Sono fortunato.
Scuola, giovinezza, lavoro, casa, famiglia, figli, carriera, pensione, nipotini. Infarcitura qua e là di ferie, svaghi, passatempi, televisione, smartphone, qualche viaggio, problemi assortiti, tasse, lutti, fregature, dolori, qualche peccatuccio, malattia, chiacchiere. Sogni e incubi (per un terzo della vita si dorme). Ok, se sono credente andrò a messa, qualche volta, come si conviene. Magari avrò pure un’idea politica da difendere, farò beneficienza e presterò servizio di volontariato per qualche buona causa. Oh, più di così! E sarò anche saggio e paziente al punto giusto per superare sofferenze e pesi: d’altronde siamo in una valle di lacrime no? E il mondo io non lo posso certo cambiare, siamo realisti…
Ok, questa è l’equazione che dà come risultato la cosiddetta “vita”. Un “bella vita” direi, da metterci la firma!
Perché dovrebbe venirmi in mente di cercare altro? Domande esistenziali, questioni filosofiche, perché di qua e perché di là, perché c’è sofferenza, perché si muore, dove si va dopo, se ci sono gli alieni, se la storia è davvero come ce l’hanno raccontata a scuola, se ci sono cose paranormali, le medicine olistiche, e poi… le questioni spirituali… ma di che stiamo parlando? Le risposte le abbiamo tutte: per lo meno quelle che ci servono. Ci sono state date tutte: la scuola, la tv, lo Stato, il mercato… ci danno tutte le soluzioni possibili. La religione ci dà il conforto possibile e qualche idea se ci venissero sin mente strane domande. Perché dovrei mettermi a cavillare? A cercare altro? Capirei se fossi in disgrazie, se fossi malato, se avessi dei problemi gravi, se fossi depresso allora forse sì, magari cercherei di rifugiarmi in qualche fantasia. Altrimenti queste cose “strane” non sono altro che intrattenimento, folklore… niente di importante. Ancora non capisco di che stiamo parlando! E se non avessi quella bella vita che – ringraziando il cielo - ho: quello sarebbe l’unico ideale cui aspirare, no? Casettina, soldini, famiglia, una buona reputazione… ecc… ecc…

Io questi che parlano di “spiritualità”, “ricerca interiore”, “risveglio” non li capisco proprio! Ma di che parlano? A me sembrano, anzi, molto più infelici di me: sempre turbati, insoddisfatti, lamentosi, oppure con un sorriso ebete in faccia che è tutto un progamma! Ma dai!

lunedì 4 settembre 2017

Amore Universale? No, grazie.



Credo che gli assolutismi non possano trovare posto nella nostra realtà. Persino se si tratti di “amore universale”. Penso che chi dica, o predichi, di amare tutti, di fatto non sia capace di amare davvero nessuno. Così come chi pensa di odiare tutti. Non è possibile. Non è necessario “amare tutti”. Non è doveroso “amare tutto”. Soprattutto quando si percorre un cammino spirituale, che esige sincerità e non ammette alcuna forma di ipocrisia né di idealismo. In un cammino spirituale non esistono assolutismi, né esiste il concetto di dovere. Non esiste nulla che non sia autenticamente sostenibile e che non corrisponda alla nostra natura reale, qui su questa Terra. Non esistono assolutismi chi implichino, come spiacevoli e naturali conseguenze, frustrazione, giudizio, finzione. Non mi si dica che è assolutistico dire che non si ammettono assolutismi, perché si tratterebbe di dialettica, di inutili quanto infantili sofismi. Non amate tutto e tutti, non è possibile. È l’ennesimo inganno. Non serve.

Certamente siate disponibili ad accordare il vostro amore a tutti, ma non preoccupatevi di dover amare tutti, magari perché ve lo dice la religione o il vostro guru. Anche in questo caso esprimete il vostro discernimento, il vostro piacere. Non cercate di amare tutto e tutti. Amate, piuttosto, qualcosa e qualcuno veramente.

martedì 29 agosto 2017

La Ricerca Spirituale: cammino personale o movimento umano?


(estratto da un incontro con Carlo Dorofatti - Agosto 2017) 

Attraverso quali fasi può snodarsi un cammino di crescita e di realizzazione?
All’inizio c’è la fase in cui si pensa di non poter fare nulla. E da un certo punto di vista è bene. È umiltà: che non sia rassegnazione! Poi, dedicandosi a certi studi, si arriva a credere di poter fare invece molte cose. Anche questo è bene. È credere in sé stessi, esplorarsi. Dopo un certo tempo si comincia a pensare di potere, anzi di dovere, fare tutto da soli. Anche questo è vero, è giusto ed è bene. È responsabilità e autodeterminazione. 

Personalmente non sopporto chi, a questo punto, intende l’esperienza di ricerca spirituale (e i suoi conseguimenti) come un fenomeno personale (personalistico) e individuale (individualistico): penso che siamo all’apice dell’egoismo, mascherato da una certo preteso spiritualismo. L’individuo diventa narcisista e se da una parte può arroccarsi nella sua torre d’avorio, dall’altra può riformularsi come guru di qualche gruppetto settario. Di fatto pensa solo a sé stesso e al suo privatissimo trip esistenziale. Fino a che, finalmente, si esce dall’“egoterismo” e si comincia a vedere più chiaramente. Si desidera condividere, stare e fare insieme agli altri, soprattutto con coloro che si ritrovano in sintonia con questa straordinaria ricerca. 

Allora, salvo che il cammino sia sempre ed inevitabilmente personale in quanto a responsabilità e lavoro su di sé, ci si apre ad un disegno più grande, ad una progettualità più ampia e, perché no, anche più divertente e molto stimolante. C’è scambio, conforto, cooperazione. Si scopre la bellezza dell’amicizia, anzi di una sorta di “fratellanza”, senza chiusure (capite che - in questo caso - non è un “legame” ma semplicemente l’ammettere che si è parte di qualcosa di più ampio?), ma che anzi permette di scoprire e realizzare molte cose non solo per sé stessi ma in un’ottica più ampia in quanto ci si sente parte del movimento umano come coscienza e vita. La libertà personale, tutt’altro che compromessa, diventa motivo di consapevolezza nella relazione. Diventa comunione, visione d’insieme. 

Ognuno ha il suo viaggio ed è nella propria fase che va rispettata per quello che è. Tuttavia fortunati coloro che riscoprono il valore della fratellanza, la bellezza della condivisione, dell’amicizia e di una più ampia capacità di visione.


mercoledì 12 luglio 2017

Per vie inaspettate



Se avete dei problemi io posso solo farveli vedere meglio. Non posso risolverli, ma forse, anzi, enfatizzarli. Crearvene di nuovi. Di diversi. All’inizio posso, devo, solo disorientarvi.

Volete fare “esperienze”? Sarebbero solo farse, inutili farse nemmeno propedeutiche, solo ingannevoli, inutili suggestioni.

Volete avere chiaro il percorso? La mèta? Un piano di studi? Non funziona così. Come posso prendervi di sorpresa, destabilizzarvi, farvi uscire dal vostro solito personaggio con un “piano” dichiarato? E poi, visto che è la vita ad innescare i suoi processi sincronici in risposta al vostro intento di coscienza, come posso sapere io stesso cosa accadrà domani?

Ora avete bisogno di Conoscenza, ma attraverso un approccio totalmente diverso e inedito. Avete bisogno di silenzio meditativo e di recuperare l’uso del corpo o, meglio, di certe energie. Lavorate sodo, dentro di voi, senza troppe commedie, senza bisogno di inscenare ridicoli psicodrammi e giochi di ruolo che sarebbero vissuti ed esaltati solo dalle maschere che sapete indossare così bene.

Se volete perdere tempo, andate da altri. Se volete fare esperienze “terapeutiche” e stimolanti, andate da altri. Se volete avvincenti dinamiche di gruppo, andate da altri. Se cercate, anzi pretendete, soluzioni immediate, felicità, abbondanza e ricchezza, miracoli e formule magiche, andate da altri!

Io non posso fare nulla per voi, per ciò che credete di essere, per la vostra illusoria identità, per il vostro ego che vuole cure e compiacimenti. Per la vostra mente bulimica. Non posso guarirla, non posso assecondarla, non voglio ascoltarne le lamentele e le congetture, non posso divertirla né rallegrarla o consolarla. Il vostro ego, il vostro attaccamento, il vostro bisogno di rassicurazioni e di considerazione potrò solo annoiarlo, irritarlo.

Con me vi annoierete! Vi irriterete, vi infastidirete! Non posso curarvi né felicitarvi. Incoraggerei solo le vostre illusioni, quello di cui credete di avere bisogno. Molti lo fanno: vi curano, vi coccolano o vi seducono, vi entusiasmano con fresi ad effetto e con stupende esperienze. E voi siete contenti, vi sentite cresciuti e capaci. Poi tutto torna più o meno come prima: nessuna vera, radicale e duratura svolta fondamentale, nessuna rinascita definitiva. E cercherete altri corsi, all’infinito. Chi non possiede sé stesso è destinato ad amare e a rinforzare ciò che lo distrugge.

No, non posso curarvi, non posso farvi “crescere”: vi deluderò se cercate questo. Io posso solo farvi rinascere. Farvi toccare il fondo, semplicemente, e darvi l’occasione di una radicale rinascita. Allora, solo allora, potrò occuparmi davvero di VOI, partendo finalmente da ciò che veramente siete. Non sollazzando il falso che è in voi, ma iniziando un certo lavoro che verrà svolto dalla parte vera, dal vero soggetto che ora invece dorme e sogna. Vana ogni altra aspettativa, vano voler stabilire come tutto questo “secondo voi” debba avvenire, inutile ogni azione parodiata dall’Io fittizio.

Potete venire qui solo se avete sofferto – o siete pronti a soffrire – abbastanza. Se siete pronti a mollare la presa, ad affamare il falso ego che ha preso il vostro posto. Se siete pronti a rinunciarvi e a rinascere. Se avete ormai capito, o almeno intuito, che i conti proprio non tornano. Se siete davvero stufi di voi stessi, di ciò che credete di sapere e di tutte le illusioni del mondo.

Non sono qui per prendervi in giro con suggestioni e psicologie. Sono qui per Iniziarvi al mistero di Voi stessi. No, non ci sono corsi propedeutici o introduttivi o pensati per attrarvi in qualche modo. Il Fine (ma poi quale Fine?) non giustifica i mezzi: mezzi sbagliati non possono condurre a fini giusti (giusto? sbagliato?).

C’è un venire qui, in Accademia, e cominciare ad ascoltare con molta attenzione. Vi chiederò solo di stare in silenzio e disporvi all’ascolto. E solo perché sarà impegnativo – perché lo sarà! – non ditemi che “è mentale”, bella scusa! Potrete dire che è impegnativo, che è difficile: sì, è vero, c’è da applicarsi un po’. Del resto stiamo forse chiedendo poco?

Prima ancora di pretendere di fare o non fare cercate di capire se siete, chi diavolo siete e dove diavolo vi trovate: altro che “fare”! C’è da venire qui e, senza cavillare, stare in silenzio, con la giusta disposizione d’animo, quella umile di chi ha da imparare da capo tutto quanto, e con infinita serenità ASCOLTARE. Ascoltarvi e ascoltare. Almeno per un po’ sospendendo il giudizio, le tante domande inutili, le continue istanze e cominciare a sentire, sì “sentire” con mente, cuore, corpo, psiche, discernimento, raziocinio ben temperato e spazio intuitivo abbondante per accogliere una Conoscenza che si muoverà sottile dentro di voi, cambiandovi. Rinnovandovi per vie inaspettate.



sabato 20 maggio 2017

La Teoria dei Microclimi


Perché è così difficile, forse impossibile, cambiare le cose? È facile capirlo. Il nostro mondo viene oggi guidato da tre principali sedi di potere: i produttori di carburanti, che ovviamente non hanno interesse che si trovino fonti di energia pulita; i produttori di armi, che hanno bisogno di guerra; i produttori di farmaci, che hanno bisogno di malati. Queste tre sedi di potere creano ulteriori indotti importanti: i produttori di cibo, che hanno bisogno di mangiatori e i produttori di informazione, che hanno bisogno di consenso. Tutte queste sedi di potere sono interdipendenti e solidali tra loro: ognuna è in funzione delle altre e concorre alla grande torta. A tutti i costi le sedi di potere difendono i loro privilegi guidando il mercato, la politica, i governi a tutti i costi, ricorrendo alla semplice manipolazione mediatica, fino alla forza militare e di polizia. Un benessere effimero e a buon mercato è sufficiente per garantirsi il consenso di tutti: nessuno oggi rinuncerebbe all’agio che viene elargito con grande enfasi. Forse qualcuno, ma non basta. E qualora si creassero movimenti di consapevolezza sociale e politica verrebbero in qualche modo neutralizzati. Accade puntualmente. Il Dio denaro governa il mondo in modo mirabile, invincibile.
Questo è. Prendiamone atto.
A questo punto la sfida si sposta sul singolo individuo il quale, come dico sempre, deve regolarsi personalmente secondo coscienza, facendo le sue scelte, impostando una vita che, nel suo microclima, testimonia valori differenti. Non salverà il mondo ma farà la sua parte. Questo è l’importante.
Affinché l’individuo possa esprimere il suo arbitrio in tale direzione con maggiore motivazione e determinazione, possiamo contare sulla creazione di “microclimi”, ovvero ambienti umani ristretti e localizzati, innocui dal punto di vista del potere costituito, capaci tuttavia di incoraggiare e sostenere testimonianze esistenziali alternative rispetto al sistema dominante: solidarietà anziché competizione, salute anziché malattia, saggezza anziché convenienza, amore anziché orgoglio, coraggio anziché paura, insomma verità anziché menzogna; mi avete capito. In tal modo ognuno potrà al meglio esprimere quella personale scelta di vita che, pur in molti casi ancora obbligata a molte necessità imposte dal sistema – che altrimenti subito individua e persegue l’errore – in cuor suo potrà coltivare valori umani e spirituali e rifletterli nel suo microclima, inteso come una sotto-incarnazione virtuosa per certi versi slegata dall’incarnazione formale.
Ecco il motivo del Filo d’Oro e di tante altre realtà e movimenti (chiamiamoli spirituali, iniziatici, sociali, culturali, etici ecc… quando puri, e capaci di conservarsi tali, nei loro intenti).
Il Filo d’Oro, gruppo di studio e meditazione a Terni, è – oltre a ciò che già intuite essere in termini spirituali - un microclima umano: per ora solamente relazionale, cioè si cerca di impostare le relazioni sulla base di valori di amore, fiducia, sincerità e solidarietà, ma che in futuro potrà esprimersi anche a livello sociale, abitativo, lavorativo. Potrà cioè costituire un piano di esistenza ove “spostare” la propria incarnazione corrente che vada così a determinarsi in un ambiente favorevole all’espressione della coscienza individuale e alla sua evoluzione. Il Filo d’Oro è un “tumore” all’interno del sistema corrente: gli Iniziati sono le cellule tumorali impazzite che creano il proprio habitat nel sistema globale ma non per il sistema globale, nello stesso modo subdolo, ma in senso positivo, di quanto subdola è l’aggressione cancerogena in un organismo (peraltro, secondo certe teorie, a sua volta da intendersi come processo di guarigione per l’intero organismo stesso!).

giovedì 4 maggio 2017

Il Mondo, prova dell'Anima



Talvolta mi si ribadisce che la vita è dura, ingiusta, difficile, con le sue illusioni, la sua sofferenza. E mi si chiede se la via spirituale fornirà una soluzione a tutto questo, che, magari grazie alla famosa massa critica, cambieremo il mondo in un mondo migliore, giusto, autentico, felice.

No. Non accadrà. Non può accadere: questo mondo, la vita stessa, non può che  essere ingiusta, ingannevole e dolorosa. L’ingiustizia, la menzogna e la sofferenza sono connaturate nella natura del mondo: un mondo, scenograficamente bellissimo, che nel suo divenire naturale e sociale deve per forza essere così insensato, intrinsecamente, e, infatti, è sempre così, da sempre, per quanti avatar e maestri illuminati lo abbiano visitato. Sempre sarà così ingiusto e ingannevole. È fatto apposta per essere così. Capite? Nessuno può o deve salvare il mondo, cambiarlo, pensare di poterlo migliorare. Tu puoi solo essere testimone del dolore del mondo, fare la tua parte, certamente ma senza illusioni, e prendere le distanze dall’ingiustizia e dalla menzogna personalmente. Come anima individuale tu devi “distinguerti”. Ecco la via spirituale. La nostra anima viene provata da tutto questo che è fatto per esser così e non potrà mai essere diverso! Nostro compito è distinguerci, ognuno di noi può e deve distinguersi e “dire-di-no” all’ingiustizia e alla menzogna, costi quello che costi, non importa: attraversare questo mondo e andare oltre seguendo il nostro destino evolutivo distinguendoci e facendo la nostra parte individualmente: non cambieremo mai il mondo, non è possibile, ma avremo su di esso affermato la bellezza e la giustizia dell’Essere che, attraverso di noi, vince le sue stesse ombre e si rinnova, di mondo in mondo, di prova in prova. No: non si può salvare il mondo o cambiarlo sperando in un mondo finalmente giusto e armonico.

Anche se dobbiamo comportarci come se fosse possibile e fare la nostra parte secondo coscienza, dobbiamo rinunciare ad ogni pretesa. Il mondo non può essere migliorato: va reso talmente inutile che questo mondo, con la sua necessaria bruttura esistenziale, non avrà più ragione di essere. Se l’anima di ognuno di noi, di tutti noi, avrà capito, se avremo tutti capito, allora questo mondo non verrà cambiato: verrà trasceso.

Quello che si può fare ora è liberarsi dall’idea di un mondo perfetto e bello e giusto: la giustizia non è di questo mondo, diceva qualcuno. Quello che possiamo fare, però,  è essere giusti, amorevoli e armonici sfidando la natura del mondo, eroicamente. E accettare che le prove dell’anima passino necessariamente da mondi imperfetti, ingiusti, illusori e dolorosi, dove è il “male” a trionfare necessariamente perché il mondo è per sua natura così, deve esserlo! Così la nostra anima, grazie al libero arbitrio, potrà riconoscersi diversa e trascendere, per “distinzione”: dire “io non ci sto e mi regolo diversamente, e combatto per un’altra verità.”.

Certo, il mondo sarà ostile, saremo derisi, perseguitati o moriremo, ma che importa? Cos’è vero? Cosa vale?


Può la via spirituale rendere giusto e bello il mondo? No. La via spirituale è capire cosa siamo davvero.

giovedì 2 marzo 2017

L'inganno più grande e la Via della Vita



Per comprendere il mio intento di insegnamento, diciamo di condivisione, il primo princìpio da considerare è che quando si parla di spiritualità, di sacro o di Dio, io mi riferisco a ciò che respira dentro di noi. Alla vita, alla coscienza intesa come intelligenza umana e cosmica. All’Essere in quanto tale: origine di ogni cosa, onnipervadente, senziente in noi se lo sappiamo riconoscere e, attraverso l’esercizio del libero arbitrio, lo sappiamo esprimere pur nella contraddittorietà dell’esperienza materiale, e al quale ogni cosa ritorna e si rigenera incessantemente.

Non credo a nessuno degli dèi delle religioni o di altre eventuali vie esoteriche che si rifacessero a forze, entità o divinità di qualsiasi genere e natura (terrestri, extraterrestri, pseudo-spirituali o quant’altro). Le religioni, e i loro dèi (o il loro “dio”), vecchie e nuove, sono un inganno della mente e della pseudo-realtà nella quale ci dimeniamo, la quale genera i mostri più deleteri in risonanza con i nostri limiti percettivi e spirituali, con il nostro egoismo, sete di potere, paura, conflittualità, rabbia ecc…: il cibo preferito di religioni e dèi, parassiti del tutto alieni al progetto evolutivo dell’Essere e della Vita che prendono la forma di (o attirano per risonanza) miserabili predatori cosmici, perfette rappresentazioni, del resto, del nostro stesso famelico ego e delle sue paure. Di conseguenza tutto ciò che le religioni indicano è distorto e perverso: la giusta sofferenza, il sacrificio, devozioni e offerte, l’idea del peccato e della salvezza - comunque la si voglia chiamare - partono dall’idea che siamo peccatori, imperfetti, condannati. I loro riti, simboli, nomi, icone, alfabeti e ambizioni spirituali cui ci educano sono i modi con i quali ci coltivano, allontanandoci da noi stessi e dalla bellezza di ogni cosa. La mia spiritualità è riferita unicamente all’essere umano, alla gioia come fondamento, al piacere senza scopo come prassi, all’amore come visione e condivisione. Alla libertà. Questa è la base.

È tutto esattamente al contrario, lo capite? È “dio” che ha bisogno di noi per campare! La sofferenza non è altro che ignoranza! Così come la devozione e le rinuncia, e la morale e il “fare i bravi”: obbedire per servire e restare nel proprio angolo di schiavitù e meritare l’eterna erosione di ciò che siamo, altro che salvezza! L’unica spiritualità possibile è invece, guarda caso, quella da sempre condannata: quella del piacere assoluto dei sensi e quindi del’anima, è l’amor proprio a oltranza: egoistico? No! L’egoismo è sempre figlio del dolore, mai del piacere! E il piacere massimo che possono provare è quello condiviso con te e con tutti gli altri, senza calcolo né dovere di altruismo, ma per logico senso del piacere.

Capite? Riuscite ad accettare che siamo qui per essere felici e godere della vita? Certo, ci saranno anche i dispiaceri, la vita è complessa ed è anche una sfida esistenziale non da poco, ma la nota di base deve essere quella della gioia, unicamente quella. Ogni volta che la spiritualità – quindi l’insegnamento e la pratica spirituale, qualsiasi essa sia - viene associata in qualche modo al dolore necessario, alla sofferenza, all’espiazione, al dovere, alla colpa, al karma da scontare, al peccato e al giudizio, alla devozione e al servilismo in quanto valori intrinseci per meritare la liberazione, il perfezionamento, la salvezza e il risveglio, scappate a gambe levate! Sia essa cattolica, induista, buddhista o persino “esoterica”, è una trappola ingannevole e dalle conseguenze letali! Non è spiritualità. È strumentalizzazione, schiavitù e vampirismo. Sacrifici, adorazioni, devozione e premi di salvezza o di risveglio non hanno nulla di divino, né di sacro.

La spiritualità è piacere, godimento, celebrazione, danza, sensi, natura, gioia senza scopo, senza castighi, né premi né illuminazione né perfezione né purezza alcuna da raggiungere. Ciò da cui ci dobbiamo liberare, se mai e con fatica, è proprio la “spiritualità” del dover essere buoni e migliori, purificati, illuminati, santi e salvati perché altrimenti siamo peccatori addormentati e meritevoli di karma e sofferenza. Assieme alla smania per il "potere", queste sono invenzioni manipolatorie false e disumane che niente hanno a che fare con la vita, l’evoluzione e la coscienza che è bellezza e piacere senza distinzioni e senza limiti! La spiritualità, che è vita, non chiede altro: gioia e celebrazione. Se chiede altro, non è spiritualità. Non è Dio. La spiritualità è comunione, eros e piacere incondizionato e condiviso, tutto il resto è un inganno frustrante e tossico che genera competizione, ego e perversione, dèi alieni e affamati, religioni umilianti.

Siamo qui non per salvarci o illuminarci o per rincorrere uno o mille dèi - siano essi evanescenti o iper-reali -, ma per celebrare, meravigliarci, essere felici e conoscere, scoprire, esprimere, danzare, amarci ed amare! Mollate la presa e cominciate a cercare la via della Vita.

mercoledì 22 febbraio 2017

La spiritualità e la ricerca del miracoloso



La spiritualità non è ricerca del miracoloso. Purtroppo oggi si è sempre più portati a cercare disperatamente soluzioni al proprio esistere: risposte, prodotti, offerte, rimedi per guarire, stare meglio o, più semplicemente, per sentirsi qualcuno in una rincorsa tra problemi reali e bisogni fittizi. Si cercano soluzioni nel mondo materiale: fare soldi, avere successo, il lavoro, il tornaconto, quel certo vantaggio che ci aiuterebbe ad arrivare meglio alla fine del mese, oppure per essere più belli, seduttivi, insomma per apparire almeno decenti sul grande mercato dell’immagine.

Si cercano anche soluzioni sul piano psicologico: risolvere traumi, curare nevrosi, superare delusioni, vincere vizi e quant’altro. Tutto questo richiede tempo, impegno, denaro, energia… troppo faticoso. Allora ecco che la trovata! La spiritualità. Prendendo qui un’enorme cantonata.

Sì, perché si pensa che la spiritualità sia trovare soluzioni proprio come quando le cerchiamo sul piano materiale o psicologico, solo che nel caso della spiritualità le soluzioni sono magiche, miracolose! Le religioni salvano, gli dèi guariscono, i santi fanno miracoli, così come le moderne frontiere della new age, tra guru, sciamani, pozioni, rituali, antiche conoscenze e medicine, illuminazioni e poteri che promettono soluzioni straordinarie e ognuno troverà la sua via: ce n’è per tutti. Lo chiamano risveglio, coscienza, illuminazione, meditazione, pensiero positivo, guarigione spirituale, autoconoscenza, sviluppo delle facoltà interiori, non ha importanza, quello che si cerca, in fondo, è sempre quello: una soluzione miracolosa, potente, veloce, impensabile. Una trovata, una risposta, un rimedio, un fenomeno che ci aiuti o, al limite, che ci faccia sognare ancora un po’, che ci faccia credere in qualcosa, che ci convinca che c’è altro, che non può essere... tutto qui, tutto così.

Si crede che la spiritualità sia questo: accedere al magico, al miracoloso, a soluzioni che ci guariscano, che leniscano le nostre sofferenze o che rappresentino nuovi territori di conquista per il nostro benessere, in un modo che altre vie non possono fare.
Se la spiritualità è diventata questo, in verità, non è mai stata questo. Lo spirituale non ha nulla a che vedere con il magico e il miracoloso. Più che altro non ha nulla a che vedere con la ricerca di soluzioni, men che meno con la ricerca della bacchetta magica per ottenerle. Non ha a che fare con la ricerca di soluzioni ai nostri problemi, reali o presunti che siano, e men che meno con la ricerca della bacchetta magica per farli miracolosamente sparire. La spiritualità non ha nulla a che vedere con la guarigione, lo sviluppo di straordinari poteri o con il potere sugli altri e sulla vita.

La spiritualità non è mai stata, non è e non deve essere, ovvero non può essere, ricerca di soluzioni, anche se le si immaginasse straordinarie e miracolose. La spiritualità non fa magie, non cambia le realtà che non ci piacciono, non serve a nessuno di questi scopi. Chi così la intende (e la fa intendere) sta tradendo la dimensione umana più grande e nobile sicuramente oggi, nella sua reale accezione, sconosciuta, trascurata e in via di estinzione.
La spiritualità non è uno strumento fra i tanti – anzi, come oggi si pensa, il più meraviglioso e desiderabile – capace di regalarci soluzioni fantastiche e di sollevarci finalmente dalle nostre miserie.

La spiritualità non ha a che fare con il “risolvere”: ha a che fare con il “comprendere”. Quando avrai compreso, tu stesso, senza cercare grazie, scuse e miracoli, assumendoti pienamente la responsabilità di te stesso e delle conseguenze di ciò che hai fatto e scelto, affrontando il presente con maturità, buon senso e accettazione, saprai coraggiosamente avviarti ad un cambiamento che ti permetterà di riformulare completamente le tue domande e il tuo senso di frustrazione e di sofferenza. In quel momento, grazie ad una comprensione spirituale, potrai vedere le cose diversamente e non solo vedere soluzioni reali o i tuoi problemi sciogliersi come neve al sole, ma soprattutto saprai accettare, affrontare, prendere coscienza e crescere proprio attraverso quanto la vita, sia come conseguenza del karma, sia come conseguenza delle tue azioni di cui saprai farti responsabile, sia come naturale opportunità evolutiva, ti sta dando, anche sotto la forma, se così deve essere, di problemi e sofferenze.

Non cercare una spiritualità risolutiva, il miracolo, la magia, la trovata straordinaria: cerca di capire. Solo di capire. E inizia a cambiare. Ecco la spiritualità. Quando ti avvicini ad un libro, ad una conferenza o ad un corso di quelli che oggi vengono tanto proposti da quanti ormai hanno imparato ad usare la tanto di moda parola “spiritualità”, o “spirito” o “illuminazione” o “risveglio di coscienza”, chiediti cosa stai cercando veramente. E verifica il tono con cui queste cose ti vengono proposte. Saprai quindi se stai cercando e trovando un risveglio spirituale - che è comprensione e consapevolezza più che soluzione e conforto -, oppure se stai cercando e, spero per te, trovando una via di benessere o di risoluzione di qualche faccenda.

Va benissimo cercare soluzioni e va bene cercarle efficaci e veloci: ma non pensare che la spiritualità sia la via dei miracoli. I miracoli esisteranno anche, perché no, ma non confondiamoli con la spiritualità. La spiritualità, che non è religione né magia, non può fare altro che rimandarti a te stesso. Solo che ti insegnerà a ritrovare in quel “te stesso” una straordinaria coscienza che, a prescindere da problemi e soluzioni, da formule e poteri, da fenomeni e stravaganze, illuminerà con nuova luce la tua Vita (problemi compresi!). No: non è filosofia. Non è teologia. Né misticismo, anche se queste cose, rispetto a quanto visto finora, più se ne avvicinano. È Coscienza. E da qui non posso, non riesco, con le parole, ad accompagnarti oltre. Spiritualità è Coscienza.

mercoledì 8 febbraio 2017

La Consapevolezza Semplice

Sintesi elementare per un consapevole approccio alla ricerca spirituale



In questi ultimi due secoli abbiamo assistito ad un crescente impennarsi di una ricerca del sovrannaturale: dal revival magico con le sue alchimie, i suoi ermetismi, le sue gnosi e neo-gnosi cristiane e pagane, la lettura e rilettura dei classici d’Occidente e d’Oriente, alla parapsicologia, passando per lo spiritismo o per le tortuose vie di uno sciamanesimo sempre più psichedelico, fino alla ricerca spirituale di stampo new-age con le sue mille soluzioni ai nostri problemi esistenziali, psicologici e fisici: medicine tradizionali, visione olistica, vecchi e nuovi yoga, tantrismi, contattismi e legge d’attrazione. Oggi, tutto questo co-esiste in un palcoscenico ricco di psicologi esoterici, vecchie scuole più o meno rinate e rivisitate, una certa competizione sul purismo alimentare, il tutto sotto l’insegna di “ricerca spirituale”: risveglio, crescita, illuminazione, liberazione, felicità,  salute e benessere. L’infarcitura complottista completa un complesso quadro di riferimenti: ce n’è per tutti i gusti. Ecovillaggi e comuni hanno fatto il loro tempo: l’individualismo la fa ancora da padrone. Tante belle persone di buona volontà, tanti ingenui, tanti furbetti. E il mercato detta, come sempre, le sue leggi.

In fondo, se ci pensiamo un attimo, tutto questo nacque nella notte dei tempi per lo stesso motivo per cui ancora oggi funziona: la paura della morte, della sofferenza, dell’incertezza.

La “spiritualità” dovrebbe non già lenire queste paure, offrendo consolazioni, speranze e promesse di salvezza, ma dissolverle alla luce di una Conoscenza - una Gnosi - cioè di una più autentica consapevolezza della natura dell’esistente: dove non esiste morte, non esiste perdita, la sofferenza è causata dall’ignoranza e dall’attaccamento e l’incertezza è da viversi come gioco esistenziale all’insegna della ri-evoluzione della coscienza di un eterno e immutabile Essere dal quale tutto origina, che tutto è e permea, al quale ogni cosa si rifà.

Questo è il risultato filosofico di tutte le correnti autenticamente spirituali: tutto è e sempre sarà. Noi siamo un transito di questo Essere attraverso la vita che lo afferma e evolve. Godiamoci lo spettacolo. Da qui l’etica conseguente: che questo transito sia bello, gradevole, gioioso, ricco di amore per la vita, per gli altri che siamo noi stessi, rendendo omaggio alla nostra natura assoluta, quindi divina, impostando relazioni armoniche e sensate senza paura di nulla perché nulla siamo e tutto siamo a prescindere.

La vita come danza e serena celebrazione.

Le grandi Spiritualità di tutti i tempi hanno consegnato all’Uomo questa conoscenza, fornendo – pur attraverso diversi e complessi miti – una consapevolezza semplice, elementare. Una concezione diretta e precisa: in fondo le “pratiche” servivano solo per creare le condizioni più adatte in noi (il silenzio, l’ascolto, l’intuizione) per poterla recepire e quindi regolarci di conseguenza. Tolti i veli dai nostri occhi e dalla nostra anima, l’Uomo poteva esercitare più sottili facoltà che lo rendevano sano e adatto per celebrare l’avventura dell’esistenza transitoria.
Sono convinto che un tempo le cose stavano così: personalmente mi piace credere in un’antica Età dell’Oro.

Cosa ruppe (e cosa rompe) questa coerenza? Cosa, ancora oggi, ci fa stare male, impostare relazioni conflittuali, gareggiare, lottare e quindi soffrire, ammalare e temere la morte? E quindi vivere una vita inconcludente, come bestie,  oppure smarrire in mille rivoli, teorie e pratiche “spirituali” perdendone il senso? Perdendone il principio sopra in poche parole riassunto?

È un virus. Un virus spirituale.

Dobbiamo tenere presente che la spiritualità, ovvero la concezione che abbiamo del mondo, nella quale crediamo, stabilisce tutto il resto: i nostri valori, la morale, la società, quindi la politica, l’economia, la vita di tutti i giorni.

È stata una spiritualità a inocularci il virus di una falsa conoscenza, per la quale non tutto è Assoluto. Non tutto è Dio. Non tutto è divino. Ci ha convinto che noi siamo superiori, che l’essere umano ha più diritti. Che l’essere umano non è Dio, ma è il preferito di Dio. Che ci sono cose che hanno più valore di altre. Che non tutto è Assoluto o Relativo allo stesso modo: ci sono cose più assolute e cose più relative. Ecco il virus.

Da quel momento abbiamo cominciato a lottare, a stare male, a distruggere, a distruggerci, a generare e a temere l’indigenza, a genere e a temere la diversità, la sofferenza e la morte.
Difficile ora riprendersi dopo generazioni e generazioni, dopo secoli e secoli, millenni, di questa malattia. Difficile ora recuperare il senso semplice della consapevolezza spirituale, difficile metterlo in pratica, difficile perfino comprenderlo perché siamo così intossicati nel corpo, nella mente e nello spirito.

Oggi proliferano teorie e tecniche per la liberazione e l’illuminazione, ma attenzione: queste teorie e queste tecniche, se non vissute alla luce di quella consapevolezza semplice, non ci disintossicheranno affatto, anzi replicheranno ansia e confusione. Non ci guariranno, ma si faranno collezione di rimedi rincorsi alla ricerca di lenitivi  ad una sofferenza che non verrà risolta alla luce di una consapevolezza ritrovata, di una conoscenza riaffermata, ma stordita da sedativi (pubblicità, consumismo, bella vita, veline e calciatori) o da droghe (da quelle chimiche a quelle esistenziali: il carrierismo e l’affermazione dell’ego, sia esso materialista o spiritualista).

La sintesi di tutte le dottrine meritevoli, antiche e precedenti l’avvento di quel virus, direi anzi immuni ma inascoltate per via della nostra comoda e avvincente presunzione di superiorità concessaci dal nuovo onnipotente “Dio”, è rintracciabile dappertutto, ed è tremendamente semplice: noi siamo Assoluto. Tutto lo è. Non c’è nascita, né morte, né ci sarebbe sofferenza se non la creassimo per via della nostra ignoranza, che genera paura e attaccamento. Fine. Questo è. Da questa sintesi consegue l’etica della vita come celebrazione, danza, gioia, opportunità di scoperta e di evoluzione, di emozione; sentimento e creatività, buone relazioni e amore e ogni incertezza sarebbe fonte di giocosa voglia di sperimentarsi e rinnovarsi, senza paura alcuna perché non vi è nulla che possa davvero compromettere ciò che siamo (e che abbiamo) in quanto implicito nella nostra natura Reale.

E allora non ci sarà bisogno di cure, pratiche, tecniche per liberarci e risvegliarci, perché alla luce di quella consapevolezza non siamo schiavi di nulla, né addormentati. La vita è la nostra pratica spirituale nel momento in cui fluiamo in essa liberi dal virus della dualità. Parteciperemmo così al grande “gioco delle parti” interpretando mille ruoli, personaggi e recite, inventando mille maschere colorate e divertenti, confrontandoci con le mille diversità – e avversità – nelle quali apparentemente l’Assoluto si frantuma, partecipando con convinzione giusto per vedere che succede, per scoprire nuove vibrazioni, per imparare ad amare questo circo di fenomeni senza tuttavia mai crederci davvero.

Puntate dunque all’essenza della spiritualità: e poi guarite dall’oblio, dal sonno, dall’impotenza e prendetevi cura di voi stessi, della vostra capacità di radicare bene nel profondo questa consapevolezza e tradurla nella vostra vita (per lo meno pensando a voi stessi, dato che l’umanità nel suo insieme è così compromessa, eppure con la speranza che il vostro lavoro interiore saprà inoculare, per via di misteriose rispondenze, un potente anti-virus in tutto il sistema).

Praticate le vostre discipline disintossicanti preferite, scopritene di antiche, inventatene di nuove ma ricordate l’essenza: risvegliate in voi quella consapevolezza semplice di essere Assoluto.

sabato 7 gennaio 2017

Rinnovare e Rinnovarsi, ancora una volta!



Ancora una volta è giunto il momento in cui sento in me stesso, impellente e severa, la necessità di rivedere tutto. Ogni tanto, ovviamente non spesso ma almeno quando risulta così evidente e inevitabile, bisogna fare una bella ricapitolazione: rivedere l’approccio, i termini della questione, lasciare andare quanto ormai sintetizzato e trasceso su nuovi piani di comprensione, liberarsi dal conosciuto e rinnovare. Rinnovarsi.

È un po’ morire. Tanti argomenti, tante pratiche, tanti modi di condividere e insegnare, una ricerca incessante quanto incessante è la vita nel suo sfidarci.

Ancora una volta l’essenza si svela denudando un’eleganza nuova, più semplice, immediata come un laser che passa infilandosi in mille interstizi per illuminare laggiù l’unico punto utile di quella porta lontana: la serratura. Tutto il resto non serve: la nostra nuova chiave va fatta girare in quel punto preciso, illuminato da una luce ben puntata.

I libri che ho scritto finora, le conferenze, i video, i podcast, le lezioni accademiche, gli articoli, i tanti scritti, post, webinar, i corsi, le registrazioni e quant’altro sono e restano la testimonianza del mio percorso: sono i miei diari di bordo. Eppure, oggi, non mi sento affatto soddisfatto. Mi sembra di aver mancato quel punto che ora mi sembra di vedere per la prima volta davvero. Mi viene voglia di ritirare tutto, di cancellare tutto e di riscrivere tutto daccapo. Ridire tutto in un modo completamente diverso. Tutto rivedere (e rivedermi) profondamente. Non userei più molti termini, altri ne cambierei drasticamente, di alcuni argomenti neanche perderei tempo a discuterne, altre cose direi in modo nuovo ed essenziale, mirando all’occhio. Rifarei il sito, riformulerei completamente il mio insegnamento, mi concentrerei su poche essenziali cose ben illuminate da questo laser ora così ben puntato.

Serve coraggio. Serve coraggio per spazzare via in un sol colpo un mandala davvero ben costruito in tanti anni. Dai misteri archeologici alla storia occulta dell’umanità, dall’ufologia al contattismo, dalla parapsicologia allo sviluppo delle facoltà interiori, al sogno lucido, al viaggio ultracorporeo; la medianità, la magia, la guarigione spirituale e gli straordinari scenari della fisica esoterica, dai misteri della mente a quelli dei chakra, dallo yoga ai tantra, dalle pratiche alchemiche a quelle mistiche, e tante, tante stupende parole, immagini e disegni che ora mi sembrano nient’altro che ingombranti veli.

I veli che nascondono il vero non vanno dipinti, ma bucati, lacerati! Finora mi sembra di essere stato nient’altro che un discreto pittore, un pittore che dipinge su stoffa, che abbellisce veli. Ora il mio pennello vuole trasformarsi in un bisturi, in un laser che passando con mano ferma su quei veli finalmente li apre, li scansa, li penetra per liberare veramente quella luce finora solo dipinta sulle bende che la imprigionavano.

Riscriverò tutto. Rinnoverò il mio dire. Riscriverò i programmi e i piani di studio. La mia penna a la mia lingua saranno accuminate e precise lame. Incandescenti saranno il mio inchiostro e il mio verbo per liberare con infinita passione questa luce di conoscenza e di amore che sento palpitare nel cuore di ogni cosa. Ora nel mio cuore.

Ve lo prometto: tutto sarà rinnovato.