sabato 13 agosto 2016

Non c’è più rispetto!



Talvolta inevitabilmente mi capita di esprimere un’opinione negativa su qualsivoglia forma di religione, sia in linea generale, sia entrando nel merito di taluni contenuti dottrinali o teologici, sia quando si tratta di considerarne la storia, dal terribile passato al subdolo presente.

Quando, anche pacatamente, esprimo la mia critica, puntualmente qualcuno, non un rappresentante della religione in questione ma un “fedele”, neanche tra quelli che ci credono davvero fino in fondo, interviene. Senza che io mi sia rivolto a lui in particolare o che mi senta nella posizione o nell’intenzione di convincerlo di alcunché, mi richiama al RISPETTO. “Eh, ma ci vuole rispetto!”: in quel momento i cattolici della domenica diventano curiosamente i paladini dell’etica e della correttezza, a difesa del loro credo (fantastici quando difendono l’Islam!). A parte il fatto che, appunto, neanche loro sono poi così convinti e seri nel momento in cui si entrasse davvero nel merito di ciò di cui si sta parlando, io chiedo: verso chi e verso cosa manco di rispetto? Verso chi e verso cosa dovrei rispetto?

- Verso Dio? Quando parlo di religioni non parlo di Dio, né di spiritualità. Sono due cose molto diverse sebbene le religioni ne usino, sempre più indebitamente, il nome.

- Verso chi crede? Ognuno è libero di scegliere o di accettare la fede che vuole, tra l’altro di solito sempre molto personalizzata. Molto irrispettosamente direi. Ma non entro nel merito delle scelte personali, gusti son gusti.

- Verso la religione? La Chiesa? Verso quei personaggi nullafacenti (ma molto tenenti) che si vestono in modo buffo? Spesso beccati con le mani nella cassetta delle offerte o nelle mutande di qualche ragazzino?

Ok parliamo di questo. Ma voglio farlo in modo generale, a monte di qualsiasi altra considerazione (e ce ne sarebbero!). Fondamentalmente per me le religioni sono portatrici di ignoranza, ipocrisia e manipolazione, con tutte le conseguenze sociali, economiche e geopolitiche che conosciamo purtroppo da millenni. Diventano immancabilmente strumento di violenza, morte e giustificazione. Dietro di esse si muovono interessi materialistici colossali e non certo per la salvezza dell’umanità. Le religioni sono sempre state e restano un affronto alla dignità e all’intelligenza umana. No: alle religioni, alle chiese e ai loro teologi non posso accordare, men che meno all’insegna del “volemose bene”, alcun rispetto. Vi dirò di più: se proprio ci tenete è da loro che dovreste pretendere rispetto! Ah, si sono scusati? Ah, ma i cattivelli sono solo una minima parte? Purtroppo non sono ancora riusciti oggigiorno a meritare il mio rispetto. Le religioni… che piaga! Ipnosi e sedazione collettiva al servizio dei potenti della Terra che solo sanno servire l’unico grande e vero dio in cui credono: il denaro! Altro che… Pretendete da loro rispetto!

Del resto non mi sembra che Gesù, sì proprio il vostro caro buon Gesù, andasse tanto per il sottile coi preti.

Leggiamo Matteo, 23:

" .. legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli;6 amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, 7 i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: "Rabbì!

… Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.
14 [Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove e fate lunghe preghiere per mettervi in mostra; perciò riceverete maggior condanna.]

…Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d'intemperanza…

..Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia. 28 Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità…
29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché costruite i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti 30 e dite: "Se fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti!" 31 In tal modo voi testimoniate contro voi stessi, di essere figli di coloro che uccisero i profeti. 32 E colmate pure la misura dei vostri padri! 33 Serpenti, razza di vipere..

…ricada su di voi tutto il sangue sparso sulla terra…"

Eh, mio caro Gesù, va bene che sei Gesù, però un po’ di rispetto!

Non crucciatevi: non tocco la vostra fede, il vostro dio. Non preoccupatevi per me se dico cose sconvenienti. Mi spiace, non è neanche mia intenzione farvi fare brutta figura se “gli altri” sanno che mi conoscete o che mi frequentate. Comunque, non temete: se mi invitate alla festa del patrono e dovessi trovarmi il prete a tavola mi saprei comportare. Non credo si entrerebbe in argomento: di solito se magna e se beve… un po’ di politica, un po’ di banalità, qualche favore reciproco, due ruttini – rispettosamente interni – e il carrozzone va avanti. “Fai quello che il prete dice, non fare quello che il prete fa”… che stile! La faccia è salva. 

Veniteeee Fedeeliiiii…


sabato 6 agosto 2016

Realizzare o raccontare?



La volontà di ricerca spirituale può significare molte cose diverse per ognuno di noi: anche questo fa parte della ricerca e della vita spirituale, ovvero comprenderne il senso stesso. Può significare risvegliarsi dal sonno della coscienza, che è etica e capacità di visione, consapevolezza di sé e quindi della propria motivazione esistenziale, adesione ad un grande disegno che va oltre se stessi, profondità di significato e trascendimento. E tanto di più o, se preferite, tanto di meno. Lo sappiamo, non ci sono parole. Più se ne aggiungono più ci si allontana da quello che, nel silenzio, si può avvertire. È qualcosa di molto diverso da un’altra ricerca qualsiasi. Esige logiche diverse, non ordinarie, paradossali. E ancora nulla di tutto questo. Però, una cosa dobbiamo pur ammetterla: quanto si realizza – e non parlo in termini di acquisizione, di potere, di possesso – dipende dalla nostra disposizione d’animo. Non voglio neanche dire che dipenda da cosa facciamo o non facciamo, da quello che scegliamo, dalla disciplina che ci diamo, dall’impegno che ci mettiamo: queste sono eventualmente considerazioni successive. Mi basta parlare dell’essenziale: la disposizione d’animo. 

La disposizione d’animo è quella postura interiore con la quale non possiamo barare: non possiamo raccontarcela. Siamo sinceramente e opportunamente “disposti” oppure no? Se lo siamo – e questo si tradurrà in cose molto concrete e visibili – potremo realizzare. Se non lo siamo, non potremo realizzare. Se sappiamo di non esserlo – e lo sappiamo – inutile provare o chiedere di realizzare. Forse non è il momento. Forse non abbiamo le idee chiare. Forse non ci rendiamo ancora conto, del resto con le facilonerie new-age che ci educano al disimpegno costante ci ritroviamo spesso ad aver bisogno di reinquadrare bene questa faccenda con la dovuta calma e lucidità. Se non lo siamo, la mente - ma soprattutto il corpo - ci darà dei segnali. E tuttavia la ricerca spirituale è inamovibile: se non siamo intimamente “disposti”, pronti ad assegnarle il massimo valore, si ritrarrà da noi, naturalmente. Meglio quindi evitare vie di mezzo, anche se difficile, perché non farebbero che illuderci. Oppure, finalmente, decidiamo di ammettere quanto serio sia il nostro intento.

A quel punto risulta chiara una necessità molto precisa e concreta: uscire dalla propria “zona di comfort”. Sì perché la vita è là fuori. Potrà essere difficile, impegnativo, fastidioso, potrebbe sembrare impossibile, ma è l’unica cosa concreta  e indispensabile da fare: la verità, l’illuminazione, ce la dobbiamo andare a prendere là fuori. Significa uscire dalle proprie abitudini, convinzioni, certezze, equilibri. La zona di comfort ce la siamo costruita per comodità, funzionalità e difesa. Ma lì dentro non potremo che soffocare. Soffochiamo in una vita illusoria, non reale. Lì dentro c’è solo morte, molto forbita, colta, appariscente, appagante, ma è morte.

Il problema è che siamo sempre convinti di cercare la verità lì dentro, oppure di accomodarcela in qualche modo. Pensiamo di adattarla alle nostre esigenze, preferenze e convenienze senza minimamente pensare di spostarci fuori dalla nostra nicchia: e ce la raccontiamo. Così anche la verità più speciale, le tecniche, le pratiche, le discipline, le ricerche più autentiche diventano illusioni: appena entrano nella zona di comfort diventano inganni e la loro energia vitale si spegne. Iniziano così le elucubrazioni, gli accomodamenti, le suggestioni, i grandi discorsi e le grandi esperienze, ma nulla è reale. Invece, piccole cose ma per le quali siamo disposti a spostarci fuori sono le vere perle che ci faranno crescere: perché siamo disposti ad espanderci. A uscire da noi stessi e da quell’angusta gabbia dorata. La verità bisogna andarla a cercare là fuori. Bisogna andarsela a prendere là fuori! Allora ci darà forza, energia, crescita. Vita. Perché oltre la nostra zona di comfort c’è la vita. Essere “Iniziati” significa vivere la vita, allargandosi, espande dosi attraverso anche le cose più normali e semplici. Ma vere. Raccontarsela significa coltivare grandi saperi e grandi discipline che però ci portiamo dentro la nostra vita fasulla: ce le sistemiamo lì dentro, trasformandole in illusioni e in morte. Preferirei mille volte avere a che fare con un semplice che però vive là fuori, che però è “Iniziato” a questo mistero, piuttosto che con grandi scienziati, filosofi, sapienti e cabalisti che non sono altro che morti che portano morte, asfissia, distruzione (e infatti lo vediamo dove ci hanno portato questi grandi sapientoni).


Potete fare tutti i corsi, leggere tutti i libri, prendere tutte le lauree, fare tutti gli atti psicomagici che volete: se state nella zona di comfort nulla è reale. Comprate solo prodotti per l’ego, la mente, l’illusione da venditori altrettanto fasulli e irreali. Sono solo illusioni. Se invece capite la portata del vostro intento e decidete di “fare sul serio”, capirete bene cosa significa, e cosa implica, muoversi davvero, impegnarsi, spazzare via le comode risposte new-age, passare dalla porta stretta e cominciare non già a realizzare i vostri intenti spirituali, ma proprio a vivere.  

domenica 31 luglio 2016

Salvare il mondo? Salvare l’umanità? Salvarsi il culo? Non pensarci neanche. Fai il tuo e stai sul pezzo.




Devo tornare su alcune note dolenti. È necessario: vedo attorno a me troppa ingenuità. Osserviamo quello che sta accadendo nel nostro quartiere, nella nostra città, in Italia, nel mondo. Osserviamo le persone. Guardiamo perfino la TV, non tanto per credere a quello che dice ma per farci un’idea del livello. Manipolazioni politiche, sociali, economiche, religiose. Guerra, inquinamento, degrado, nel mondo e nell’uomo. Ogni tentativo di svolta facilmente intercettato, sedato, strumentalizzato. Il punto di non ritorno è stato oltrepassato da un pezzo. Nuovi movimenti e partiti politici che pensano di cambiare le cose? Nuove comunità ed eco-villaggi nei quali si pensa di rinchiudersi per sottrarsi da questa realtà, che poi la replicano al loro interno peggio che mai? Ingenuità. Se non droghe. Se non furberie alternative. Suicidi virtuali che si aggiungono a quelli reali. Il fatto è che non se ne viene fuori. E che ne siamo tutti responsabili. L’unica cosa che possiamo fare è essere testimoni di tutto questo. Prenderne atto. Viverlo quotidianamente per quello che è. Non fuggirne e non pensare di poterlo cambiare. Troppo tardi. Non pensare neanche di doverlo cambiare. Non pensare di dovere né di potere “salvare il mondo”. Non si può. L’unica cosa da fare è essere individui – ognuno per sé – che vivono in questa Storia, ma che, appunto individualmente e responsabilmente, scelgono di comportarsi con gentilezza, nobiltà d’animo, etica, per essere portatori - attraverso il loro modo di essere e di vivere, attraverso, per quanto possibile, le loro scelte e i loro modi -, di gentilezza, nobiltà, dignità e lungimiranza. Ognuno lavorando in sé, per sé. Partecipe della realtà che lo circonda immediatamente. Testimone indifferente di tutto il resto per cui nulla può fare. E se lavorando su di sé saprà, come naturale conseguenza e non perché se lo debba porre come obbiettivo, migliorare la realtà là fuori, tanto meglio. È l’unica strada per poterlo fare, del resto. L’individuo. Con il suo cammino di conoscenza e di consapevolezza. Con il suo cammino che amo definire spirituale, ma squisitamente personale, fiducioso in un più ampio disegno che può cogliere e determinare solo dal di dentro di sé stesso. Non borghi, non comunità, non nuovi partiti, non gesta eclatanti. Senza aggregarsi, senza organizzare progetti di salvezza, vanità nella vanità.


Fai il tuo. Conosci, scopri, impara, sii testimone di buona volontà e di amore, di gentilezza e di saggezza, per quanto puoi fino in fondo. Sicuramente capiterà che ti ritroverai tra amici che pensano come te, ma non dimenticare che tu devi e puoi fare solo il tuo. Non fuggendo dal mondo o creando isole felici: stai qui. Non progettando di cambiare le cose. Non impegnandoti in campagne di salvezza. Sii testimone, esempio vivente di una consapevolezza misteriosa, non lamentarti e non farti impressionare troppo. Così facendo (e non facendo) non potrai che portare del bene. Senza attaccamento. Tira un bel respiro e fai il tuo, su te stesso, per te stesso, portando avanti in prima persona la vita nella quale ti piace credere. I valori nei quali ti piace credere. La tua vita, secondo le tue circostanze. Rendendo vere, in te e per quanto possibile e come naturale conseguenza nella tua vita ordinaria, le conoscenze che senti rinnovarsi in te stesso/a nel perseguire un cammino spirituale che è risveglio, consapevolezza e compassione. A questo punto, la sola via possibile. E attraversa questa valle, dal destino ormai segnato. Lascia stare. Fai il tuo. Conosci, scopri, impara, sii testimone di buona volontà e di amore, di gentilezza e di saggezza…

mercoledì 27 luglio 2016

Passeggiando...

Passeggiando per la strada vedo gente. Indaffarata, di fretta, oppure calma, che passeggia, chiacchiera, solitamente alle prese col cellulare o a guardar vetrine. Da soli o più spesso in coppia o in piccoli gruppi di famigliari o amici. Ridono, parlano. Passeggiano. Qualcuno sfreccia in bicicletta, tra i passanti. Vedo gente che sicuramente si dà da fare, lavora, fa commissioni, fa la spesa, produce, consuma, pianifica, fa figli, talvolta si diverte, spesso soffre. Ognuno coi suoi scheletri nell’armadio, i suoi pensieri strani, le sue meschinità piccole o grandi, gente onesta, meno onesta, probabilmente un po’ di tutti i tipi. Insomma, gente. 

Gente che partecipa ad un processo umano globale di cui non è consapevole e sul quale non ha il minimo potere. Il potere viene amministrato da organismi lontani, quasi leggendari. Le direzioni, le decisioni, insomma il “potere” viene esercitato da sedi politiche e, soprattutto, economiche ben consolidate, stabili, fortissime. Forti sul piano politico,religioso, economico, sociale e, all’occorrenza, militare. Un potere che costringe la gente su binari esistenziali precisi, sempre più omologati, angusti, sui quali viene concesso sempre meno spazio all’emozione, alla creatività, al senso. Un potere globale anonimo e impalpabile che guida tutti. Dove? Verso la distruzione. La distruzione del pianeta e, in fin dei conti, dell’umanità stessa. Questo è risaputo. Ormai evidente. Anche al bar se ne parla continuamente. Eppure nessuno può nulla. Qualcuno ne parla anche con molta lucidità, non solo per lamentarsi. Eppure, tutti sono rassegnati e sereni, sui loro binari precisi, stretti, ineludibili. Invisibili. 

Passeggiando per la strada vedo gente. Penso alla gente. Penso all’umanità. All’evidente direzione distruttiva ormai insindacabile, lenta, progressiva. Che accade. Che sta accadendo mentre passeggiamo. Mentre facciamo le nostre cose, sui nostri bravi binari. 

Mentre altri umani presuntuosi e potentissimi, che probabilmente non passeggiano, continuano a rappresentare la nostra specie davanti alla storia. E a raccontarsi (raccontarci) il mito dell’Uomo che tutto può, che ha il diritto di dominare il mondo, di organizzarlo secondo i suoi desideri, forti della convinzione che loro possono rappresentare tutti nel loro progetto di evoluzione, unico, giusto, che dà loro il diritto alla ricchezza e all’agio perché loro sono convinti di non essere comuni umani come noi, che passeggiamo, ma che possono fare tutto quello che fanno perché la storia li ha voluti superiori, più forti e potenti, vincitori e quindi al potere. E noi, che passeggiamo, conduciamo le nostre vite, bene o male, più o meno. E intanto i binari di tutti noi si intrecciano e infine si dispongono verso l’unica direzione ormai prevedibile: la distruzione. Lenta. Certa. 

Chi ha occhi per vedere, chi si “sveglia” un pochino, lo vede. Ma, non si può fare nulla. Nessuno può farci nulla. Al limite ognuno può, con intelligenza e saggezza, rendere più virtuoso e sensato il suo procedere lungo i suoi binari, magari tentare di allargarli un po’, ma uscirne è difficile, forse impossibile e poi sarebbe comunque poca cosa. E poi per cosa? Triste consolazione, no? Può tentare di mandare messaggi, riunirsi con altri come lui, far capire, far vedere, e tuttavia per cosa? Ce la siamo fatta rubare da sotto il naso, la vita. La storia. La nostra storia. Ci siamo fatti convincere, comprare. E ora nessuno può fare nulla o comunque così poco che equivale a nulla. 

Accorgendosi di tutto questo, qualcuno si impone di fare qualcosa. Almeno di fantasticarci su. Non sbaglia. Altri, invece, se la fanno andare bene, non ci pensano. Si drogano con tutto quello che trovano lungo i binari: il successo, il sesso, i soldi, lo sballo, la carriera, nuove religioni, la spiritualità. Altri ancora neanche capiscono di cosa parlo. E passeggiano tranquilli. Sorridono, chiacchierano, giocano. Poi di fretta al lavoro, poi questo e quell’altro e via così. 

Passeggiando per la strada vedo gente…