giovedì 2 marzo 2017

L'inganno più grande e la Via della Vita



Per comprendere il mio intento di insegnamento, diciamo di condivisione, il primo princìpio da considerare è che quando si parla di spiritualità, di sacro o di Dio, io mi riferisco a ciò che respira dentro di noi. Alla vita, alla coscienza intesa come intelligenza umana e cosmica. All’Essere in quanto tale: origine di ogni cosa, onnipervadente, senziente in noi se lo sappiamo riconoscere e, attraverso l’esercizio del libero arbitrio, lo sappiamo esprimere pur nella contraddittorietà dell’esperienza materiale, e al quale ogni cosa ritorna e si rigenera incessantemente.

Non credo a nessuno degli dèi delle religioni o di altre eventuali vie esoteriche che si rifacessero a forze, entità o divinità di qualsiasi genere e natura (terrestri, extraterrestri, pseudo-spirituali o quant’altro). Le religioni, e i loro dèi (o il loro “dio”), vecchie e nuove, sono un inganno della mente e della pseudo-realtà nella quale ci dimeniamo, la quale genera i mostri più deleteri in risonanza con i nostri limiti percettivi e spirituali, con il nostro egoismo, sete di potere, paura, conflittualità, rabbia ecc…: il cibo preferito di religioni e dèi, parassiti del tutto alieni al progetto evolutivo dell’Essere e della Vita che prendono la forma di (o attirano per risonanza) miserabili predatori cosmici, perfette rappresentazioni, del resto, del nostro stesso famelico ego e delle sue paure. Di conseguenza tutto ciò che le religioni indicano è distorto e perverso: la giusta sofferenza, il sacrificio, devozioni e offerte, l’idea del peccato e della salvezza - comunque la si voglia chiamare - partono dall’idea che siamo peccatori, imperfetti, condannati. I loro riti, simboli, nomi, icone, alfabeti e ambizioni spirituali cui ci educano sono i modi con i quali ci coltivano, allontanandoci da noi stessi e dalla bellezza di ogni cosa. La mia spiritualità è riferita unicamente all’essere umano, alla gioia come fondamento, al piacere senza scopo come prassi, all’amore come visione e condivisione. Alla libertà. Questa è la base.

È tutto esattamente al contrario, lo capite? È “dio” che ha bisogno di noi per campare! La sofferenza non è altro che ignoranza! Così come la devozione e le rinuncia, e la morale e il “fare i bravi”: obbedire per servire e restare nel proprio angolo di schiavitù e meritare l’eterna erosione di ciò che siamo, altro che salvezza! L’unica spiritualità possibile è invece, guarda caso, quella da sempre condannata: quella del piacere assoluto dei sensi e quindi del’anima, è l’amor proprio a oltranza: egoistico? No! L’egoismo è sempre figlio del dolore, mai del piacere! E il piacere massimo che possono provare è quello condiviso con te e con tutti gli altri, senza calcolo né dovere di altruismo, ma per logico senso del piacere.

Capite? Riuscite ad accettare che siamo qui per essere felici e godere della vita? Certo, ci saranno anche i dispiaceri, la vita è complessa ed è anche una sfida esistenziale non da poco, ma la nota di base deve essere quella della gioia, unicamente quella. Ogni volta che la spiritualità – quindi l’insegnamento e la pratica spirituale, qualsiasi essa sia - viene associata in qualche modo al dolore necessario, alla sofferenza, all’espiazione, al dovere, alla colpa, al karma da scontare, al peccato e al giudizio, alla devozione e al servilismo in quanto valori intrinseci per meritare la liberazione, il perfezionamento, la salvezza e il risveglio, scappate a gambe levate! Sia essa cattolica, induista, buddhista o persino “esoterica”, è una trappola ingannevole e dalle conseguenze letali! Non è spiritualità. È strumentalizzazione, schiavitù e vampirismo. Sacrifici, adorazioni, devozione e premi di salvezza o di risveglio non hanno nulla di divino, né di sacro.

La spiritualità è piacere, godimento, celebrazione, danza, sensi, natura, gioia senza scopo, senza castighi, né premi né illuminazione né perfezione né purezza alcuna da raggiungere. Ciò da cui ci dobbiamo liberare, se mai e con fatica, è proprio la “spiritualità” del dover essere buoni e migliori, purificati, illuminati, santi e salvati perché altrimenti siamo peccatori addormentati e meritevoli di karma e sofferenza. Assieme alla smania per il "potere", queste sono invenzioni manipolatorie false e disumane che niente hanno a che fare con la vita, l’evoluzione e la coscienza che è bellezza e piacere senza distinzioni e senza limiti! La spiritualità, che è vita, non chiede altro: gioia e celebrazione. Se chiede altro, non è spiritualità. Non è Dio. La spiritualità è comunione, eros e piacere incondizionato e condiviso, tutto il resto è un inganno frustrante e tossico che genera competizione, ego e perversione, dèi alieni e affamati, religioni umilianti.

Siamo qui non per salvarci o illuminarci o per rincorrere uno o mille dèi - siano essi evanescenti o iper-reali -, ma per celebrare, meravigliarci, essere felici e conoscere, scoprire, esprimere, danzare, amarci ed amare! Mollate la presa e cominciate a cercare la via della Vita.

mercoledì 22 febbraio 2017

La spiritualità e la ricerca del miracoloso



La spiritualità non è ricerca del miracoloso. Purtroppo oggi si è sempre più portati a cercare disperatamente soluzioni al proprio esistere: risposte, prodotti, offerte, rimedi per guarire, stare meglio o, più semplicemente, per sentirsi qualcuno in una rincorsa tra problemi reali e bisogni fittizi. Si cercano soluzioni nel mondo materiale: fare soldi, avere successo, il lavoro, il tornaconto, quel certo vantaggio che ci aiuterebbe ad arrivare meglio alla fine del mese, oppure per essere più belli, seduttivi, insomma per apparire almeno decenti sul grande mercato dell’immagine.

Si cercano anche soluzioni sul piano psicologico: risolvere traumi, curare nevrosi, superare delusioni, vincere vizi e quant’altro. Tutto questo richiede tempo, impegno, denaro, energia… troppo faticoso. Allora ecco che la trovata! La spiritualità. Prendendo qui un’enorme cantonata.

Sì, perché si pensa che la spiritualità sia trovare soluzioni proprio come quando le cerchiamo sul piano materiale o psicologico, solo che nel caso della spiritualità le soluzioni sono magiche, miracolose! Le religioni salvano, gli dèi guariscono, i santi fanno miracoli, così come le moderne frontiere della new age, tra guru, sciamani, pozioni, rituali, antiche conoscenze e medicine, illuminazioni e poteri che promettono soluzioni straordinarie e ognuno troverà la sua via: ce n’è per tutti. Lo chiamano risveglio, coscienza, illuminazione, meditazione, pensiero positivo, guarigione spirituale, autoconoscenza, sviluppo delle facoltà interiori, non ha importanza, quello che si cerca, in fondo, è sempre quello: una soluzione miracolosa, potente, veloce, impensabile. Una trovata, una risposta, un rimedio, un fenomeno che ci aiuti o, al limite, che ci faccia sognare ancora un po’, che ci faccia credere in qualcosa, che ci convinca che c’è altro, che non può essere... tutto qui, tutto così.

Si crede che la spiritualità sia questo: accedere al magico, al miracoloso, a soluzioni che ci guariscano, che leniscano le nostre sofferenze o che rappresentino nuovi territori di conquista per il nostro benessere, in un modo che altre vie non possono fare.
Se la spiritualità è diventata questo, in verità, non è mai stata questo. Lo spirituale non ha nulla a che vedere con il magico e il miracoloso. Più che altro non ha nulla a che vedere con la ricerca di soluzioni, men che meno con la ricerca della bacchetta magica per ottenerle. Non ha a che fare con la ricerca di soluzioni ai nostri problemi, reali o presunti che siano, e men che meno con la ricerca della bacchetta magica per farli miracolosamente sparire. La spiritualità non ha nulla a che vedere con la guarigione, lo sviluppo di straordinari poteri o con il potere sugli altri e sulla vita.

La spiritualità non è mai stata, non è e non deve essere, ovvero non può essere, ricerca di soluzioni, anche se le si immaginasse straordinarie e miracolose. La spiritualità non fa magie, non cambia le realtà che non ci piacciono, non serve a nessuno di questi scopi. Chi così la intende (e la fa intendere) sta tradendo la dimensione umana più grande e nobile sicuramente oggi, nella sua reale accezione, sconosciuta, trascurata e in via di estinzione.
La spiritualità non è uno strumento fra i tanti – anzi, come oggi si pensa, il più meraviglioso e desiderabile – capace di regalarci soluzioni fantastiche e di sollevarci finalmente dalle nostre miserie.

La spiritualità non ha a che fare con il “risolvere”: ha a che fare con il “comprendere”. Quando avrai compreso, tu stesso, senza cercare grazie, scuse e miracoli, assumendoti pienamente la responsabilità di te stesso e delle conseguenze di ciò che hai fatto e scelto, affrontando il presente con maturità, buon senso e accettazione, saprai coraggiosamente avviarti ad un cambiamento che ti permetterà di riformulare completamente le tue domande e il tuo senso di frustrazione e di sofferenza. In quel momento, grazie ad una comprensione spirituale, potrai vedere le cose diversamente e non solo vedere soluzioni reali o i tuoi problemi sciogliersi come neve al sole, ma soprattutto saprai accettare, affrontare, prendere coscienza e crescere proprio attraverso quanto la vita, sia come conseguenza del karma, sia come conseguenza delle tue azioni di cui saprai farti responsabile, sia come naturale opportunità evolutiva, ti sta dando, anche sotto la forma, se così deve essere, di problemi e sofferenze.

Non cercare una spiritualità risolutiva, il miracolo, la magia, la trovata straordinaria: cerca di capire. Solo di capire. E inizia a cambiare. Ecco la spiritualità. Quando ti avvicini ad un libro, ad una conferenza o ad un corso di quelli che oggi vengono tanto proposti da quanti ormai hanno imparato ad usare la tanto di moda parola “spiritualità”, o “spirito” o “illuminazione” o “risveglio di coscienza”, chiediti cosa stai cercando veramente. E verifica il tono con cui queste cose ti vengono proposte. Saprai quindi se stai cercando e trovando un risveglio spirituale - che è comprensione e consapevolezza più che soluzione e conforto -, oppure se stai cercando e, spero per te, trovando una via di benessere o di risoluzione di qualche faccenda.

Va benissimo cercare soluzioni e va bene cercarle efficaci e veloci: ma non pensare che la spiritualità sia la via dei miracoli. I miracoli esisteranno anche, perché no, ma non confondiamoli con la spiritualità. La spiritualità, che non è religione né magia, non può fare altro che rimandarti a te stesso. Solo che ti insegnerà a ritrovare in quel “te stesso” una straordinaria coscienza che, a prescindere da problemi e soluzioni, da formule e poteri, da fenomeni e stravaganze, illuminerà con nuova luce la tua Vita (problemi compresi!). No: non è filosofia. Non è teologia. Né misticismo, anche se queste cose, rispetto a quanto visto finora, più se ne avvicinano. È Coscienza. E da qui non posso, non riesco, con le parole, ad accompagnarti oltre. Spiritualità è Coscienza.

mercoledì 8 febbraio 2017

La Consapevolezza Semplice

Sintesi elementare per un consapevole approccio alla ricerca spirituale



In questi ultimi due secoli abbiamo assistito ad un crescente impennarsi di una ricerca del sovrannaturale: dal revival magico con le sue alchimie, i suoi ermetismi, le sue gnosi e neo-gnosi cristiane e pagane, la lettura e rilettura dei classici d’Occidente e d’Oriente, alla parapsicologia, passando per lo spiritismo o per le tortuose vie di uno sciamanesimo sempre più psichedelico, fino alla ricerca spirituale di stampo new-age con le sue mille soluzioni ai nostri problemi esistenziali, psicologici e fisici: medicine tradizionali, visione olistica, vecchi e nuovi yoga, tantrismi, contattismi e legge d’attrazione. Oggi, tutto questo co-esiste in un palcoscenico ricco di psicologi esoterici, vecchie scuole più o meno rinate e rivisitate, una certa competizione sul purismo alimentare, il tutto sotto l’insegna di “ricerca spirituale”: risveglio, crescita, illuminazione, liberazione, felicità,  salute e benessere. L’infarcitura complottista completa un complesso quadro di riferimenti: ce n’è per tutti i gusti. Ecovillaggi e comuni hanno fatto il loro tempo: l’individualismo la fa ancora da padrone. Tante belle persone di buona volontà, tanti ingenui, tanti furbetti. E il mercato detta, come sempre, le sue leggi.

In fondo, se ci pensiamo un attimo, tutto questo nacque nella notte dei tempi per lo stesso motivo per cui ancora oggi funziona: la paura della morte, della sofferenza, dell’incertezza.

La “spiritualità” dovrebbe non già lenire queste paure, offrendo consolazioni, speranze e promesse di salvezza, ma dissolverle alla luce di una Conoscenza - una Gnosi - cioè di una più autentica consapevolezza della natura dell’esistente: dove non esiste morte, non esiste perdita, la sofferenza è causata dall’ignoranza e dall’attaccamento e l’incertezza è da viversi come gioco esistenziale all’insegna della ri-evoluzione della coscienza di un eterno e immutabile Essere dal quale tutto origina, che tutto è e permea, al quale ogni cosa si rifà.

Questo è il risultato filosofico di tutte le correnti autenticamente spirituali: tutto è e sempre sarà. Noi siamo un transito di questo Essere attraverso la vita che lo afferma e evolve. Godiamoci lo spettacolo. Da qui l’etica conseguente: che questo transito sia bello, gradevole, gioioso, ricco di amore per la vita, per gli altri che siamo noi stessi, rendendo omaggio alla nostra natura assoluta, quindi divina, impostando relazioni armoniche e sensate senza paura di nulla perché nulla siamo e tutto siamo a prescindere.

La vita come danza e serena celebrazione.

Le grandi Spiritualità di tutti i tempi hanno consegnato all’Uomo questa conoscenza, fornendo – pur attraverso diversi e complessi miti – una consapevolezza semplice, elementare. Una concezione diretta e precisa: in fondo le “pratiche” servivano solo per creare le condizioni più adatte in noi (il silenzio, l’ascolto, l’intuizione) per poterla recepire e quindi regolarci di conseguenza. Tolti i veli dai nostri occhi e dalla nostra anima, l’Uomo poteva esercitare più sottili facoltà che lo rendevano sano e adatto per celebrare l’avventura dell’esistenza transitoria.
Sono convinto che un tempo le cose stavano così: personalmente mi piace credere in un’antica Età dell’Oro.

Cosa ruppe (e cosa rompe) questa coerenza? Cosa, ancora oggi, ci fa stare male, impostare relazioni conflittuali, gareggiare, lottare e quindi soffrire, ammalare e temere la morte? E quindi vivere una vita inconcludente, come bestie,  oppure smarrire in mille rivoli, teorie e pratiche “spirituali” perdendone il senso? Perdendone il principio sopra in poche parole riassunto?

È un virus. Un virus spirituale.

Dobbiamo tenere presente che la spiritualità, ovvero la concezione che abbiamo del mondo, nella quale crediamo, stabilisce tutto il resto: i nostri valori, la morale, la società, quindi la politica, l’economia, la vita di tutti i giorni.

È stata una spiritualità a inocularci il virus di una falsa conoscenza, per la quale non tutto è Assoluto. Non tutto è Dio. Non tutto è divino. Ci ha convinto che noi siamo superiori, che l’essere umano ha più diritti. Che l’essere umano non è Dio, ma è il preferito di Dio. Che ci sono cose che hanno più valore di altre. Che non tutto è Assoluto o Relativo allo stesso modo: ci sono cose più assolute e cose più relative. Ecco il virus.

Da quel momento abbiamo cominciato a lottare, a stare male, a distruggere, a distruggerci, a generare e a temere l’indigenza, a genere e a temere la diversità, la sofferenza e la morte.
Difficile ora riprendersi dopo generazioni e generazioni, dopo secoli e secoli, millenni, di questa malattia. Difficile ora recuperare il senso semplice della consapevolezza spirituale, difficile metterlo in pratica, difficile perfino comprenderlo perché siamo così intossicati nel corpo, nella mente e nello spirito.

Oggi proliferano teorie e tecniche per la liberazione e l’illuminazione, ma attenzione: queste teorie e queste tecniche, se non vissute alla luce di quella consapevolezza semplice, non ci disintossicheranno affatto, anzi replicheranno ansia e confusione. Non ci guariranno, ma si faranno collezione di rimedi rincorsi alla ricerca di lenitivi  ad una sofferenza che non verrà risolta alla luce di una consapevolezza ritrovata, di una conoscenza riaffermata, ma stordita da sedativi (pubblicità, consumismo, bella vita, veline e calciatori) o da droghe (da quelle chimiche a quelle esistenziali: il carrierismo e l’affermazione dell’ego, sia esso materialista o spiritualista).

La sintesi di tutte le dottrine meritevoli, antiche e precedenti l’avvento di quel virus, direi anzi immuni ma inascoltate per via della nostra comoda e avvincente presunzione di superiorità concessaci dal nuovo onnipotente “Dio”, è rintracciabile dappertutto, ed è tremendamente semplice: noi siamo Assoluto. Tutto lo è. Non c’è nascita, né morte, né ci sarebbe sofferenza se non la creassimo per via della nostra ignoranza, che genera paura e attaccamento. Fine. Questo è. Da questa sintesi consegue l’etica della vita come celebrazione, danza, gioia, opportunità di scoperta e di evoluzione, di emozione; sentimento e creatività, buone relazioni e amore e ogni incertezza sarebbe fonte di giocosa voglia di sperimentarsi e rinnovarsi, senza paura alcuna perché non vi è nulla che possa davvero compromettere ciò che siamo (e che abbiamo) in quanto implicito nella nostra natura Reale.

E allora non ci sarà bisogno di cure, pratiche, tecniche per liberarci e risvegliarci, perché alla luce di quella consapevolezza non siamo schiavi di nulla, né addormentati. La vita è la nostra pratica spirituale nel momento in cui fluiamo in essa liberi dal virus della dualità. Parteciperemmo così al grande “gioco delle parti” interpretando mille ruoli, personaggi e recite, inventando mille maschere colorate e divertenti, confrontandoci con le mille diversità – e avversità – nelle quali apparentemente l’Assoluto si frantuma, partecipando con convinzione giusto per vedere che succede, per scoprire nuove vibrazioni, per imparare ad amare questo circo di fenomeni senza tuttavia mai crederci davvero.

Puntate dunque all’essenza della spiritualità: e poi guarite dall’oblio, dal sonno, dall’impotenza e prendetevi cura di voi stessi, della vostra capacità di radicare bene nel profondo questa consapevolezza e tradurla nella vostra vita (per lo meno pensando a voi stessi, dato che l’umanità nel suo insieme è così compromessa, eppure con la speranza che il vostro lavoro interiore saprà inoculare, per via di misteriose rispondenze, un potente anti-virus in tutto il sistema).

Praticate le vostre discipline disintossicanti preferite, scopritene di antiche, inventatene di nuove ma ricordate l’essenza: risvegliate in voi quella consapevolezza semplice di essere Assoluto.

sabato 7 gennaio 2017

Rinnovare e Rinnovarsi, ancora una volta!



Ancora una volta è giunto il momento in cui sento in me stesso, impellente e severa, la necessità di rivedere tutto. Ogni tanto, ovviamente non spesso ma almeno quando risulta così evidente e inevitabile, bisogna fare una bella ricapitolazione: rivedere l’approccio, i termini della questione, lasciare andare quanto ormai sintetizzato e trasceso su nuovi piani di comprensione, liberarsi dal conosciuto e rinnovare. Rinnovarsi.

È un po’ morire. Tanti argomenti, tante pratiche, tanti modi di condividere e insegnare, una ricerca incessante quanto incessante è la vita nel suo sfidarci.

Ancora una volta l’essenza si svela denudando un’eleganza nuova, più semplice, immediata come un laser che passa infilandosi in mille interstizi per illuminare laggiù l’unico punto utile di quella porta lontana: la serratura. Tutto il resto non serve: la nostra nuova chiave va fatta girare in quel punto preciso, illuminato da una luce ben puntata.

I libri che ho scritto finora, le conferenze, i video, i podcast, le lezioni accademiche, gli articoli, i tanti scritti, post, webinar, i corsi, le registrazioni e quant’altro sono e restano la testimonianza del mio percorso: sono i miei diari di bordo. Eppure, oggi, non mi sento affatto soddisfatto. Mi sembra di aver mancato quel punto che ora mi sembra di vedere per la prima volta davvero. Mi viene voglia di ritirare tutto, di cancellare tutto e di riscrivere tutto daccapo. Ridire tutto in un modo completamente diverso. Tutto rivedere (e rivedermi) profondamente. Non userei più molti termini, altri ne cambierei drasticamente, di alcuni argomenti neanche perderei tempo a discuterne, altre cose direi in modo nuovo ed essenziale, mirando all’occhio. Rifarei il sito, riformulerei completamente il mio insegnamento, mi concentrerei su poche essenziali cose ben illuminate da questo laser ora così ben puntato.

Serve coraggio. Serve coraggio per spazzare via in un sol colpo un mandala davvero ben costruito in tanti anni. Dai misteri archeologici alla storia occulta dell’umanità, dall’ufologia al contattismo, dalla parapsicologia allo sviluppo delle facoltà interiori, al sogno lucido, al viaggio ultracorporeo; la medianità, la magia, la guarigione spirituale e gli straordinari scenari della fisica esoterica, dai misteri della mente a quelli dei chakra, dallo yoga ai tantra, dalle pratiche alchemiche a quelle mistiche, e tante, tante stupende parole, immagini e disegni che ora mi sembrano nient’altro che ingombranti veli.

I veli che nascondono il vero non vanno dipinti, ma bucati, lacerati! Finora mi sembra di essere stato nient’altro che un discreto pittore, un pittore che dipinge su stoffa, che abbellisce veli. Ora il mio pennello vuole trasformarsi in un bisturi, in un laser che passando con mano ferma su quei veli finalmente li apre, li scansa, li penetra per liberare veramente quella luce finora solo dipinta sulle bende che la imprigionavano.

Riscriverò tutto. Rinnoverò il mio dire. Riscriverò i programmi e i piani di studio. La mia penna a la mia lingua saranno accuminate e precise lame. Incandescenti saranno il mio inchiostro e il mio verbo per liberare con infinita passione questa luce di conoscenza e di amore che sento palpitare nel cuore di ogni cosa. Ora nel mio cuore.

Ve lo prometto: tutto sarà rinnovato.